A vederla non si direbbe
Posted by nanomau in recensioni on 07 19th, 2010| icon3No Comments »

La carica dei piccoli obesi

di Manuela Trinci

Ciccione, grassone, cicciobomba, bombolone, bomba atomica, bomba acca, panzone, cicciona, grassona… Bene! La lotta alla ciccia è dura e in salita: in Italia, un bambino su quattro pesa troppo o, per essere esatti, il 24% dei bambini è in sovrappeso e il 12% obeso. D’altra parte, solo negli ultimi cinque anni, gli obesi sono aumentati del 10-15% nei paesi europei e del 5% nei paesi in via di sviluppo. All’unisono sovrappeso e obesità sono considerate le malattie del secolo, vere e proprie piaghe sociali. Emergenza, allarme, epidemia che dir si voglia, questi incontrollabili aumenti ponderali hanno già un forte impatto economico sui costi sanitari pubblici, e senza azioni incisive – tra dieci anni – avremo circa 280 mila nuovi adulti obesi, e tra 15-20 miliardi di spesa sanitaria pubblica in più! I piccoli obesi di oggi, fra malattie cardiovascolari patologie articolari diabete in agguato, rischiano di vivere meno dei loro nonni. Da qui un giusto pullulare di iniziative e di progetti didattici che vanno dalla distribuzione di frutta nelle scuole, da orti scolastici a corsi per baby chef, da iniziative antiTV a kit educativi – per esempio «Forchetta e Scarpetta» o «Canguro Salta la Corda» – che, coinvolgendo le famiglie, marciano alla riscoperta della cultura dello sport e della salute. E l’affaire preoccupa così tanto che negli Usa (dove il numero degli obesi raddoppia) Barack Obama nell’aprile scorso, sfidando l’impopolarità fra i più piccini, ha messo al bando gli Happy Meal della McDonald’s. In un’epoca in cui magro è bello, e dove si ipotizzano tasse specifiche per gli obesi, la vita quotidiana per gli affetti da diffuse lipidiche montagnole non è facile. Non è facile mangiare un cornetto alla panna senza avvertire, pungente, la colpa di essere grassi, anzi grassissimi. Spesso capita che loro, gli extra large, siano al centro, vittime, di episodi di bullismo, trattati come punching-ball, isolati e derisi alla stregua di un «panino vivente» a Euro-Disney. Sul banco, fra gli imputati, si trova la sregolata, autarchica, alimentazione, punteggiata da merendine, snack, bevande gassate&dintorni. Poi, la sedentarietà. Bambini accompagnati in macchina ovunque, che prendono l’ascensore anche per un solo piano e che passano ore e ore incollati davanti a computer, nintendo, wii e TV. Malvisti anche perché promuovono continuamente, attraverso la pubblicità-che-ingrassa, uno stile di vita votato al consumo, TV e video giochi sono non-luoghi di sfrenato sbocconcellamento. La solitudine e la noia difatti favoriscono la fame, davanti alla televisione il buco nella pancia si allarga e si sente di più. In questo senso anche lo svantaggio sociale è fra i responsabili delle varianti dell’obesità infantile, più presente dove le risorse economiche e culturali scarseggiano. CIBO DA SOGNO Ma ammettiamo che loro, gli adorati porcellini, più che di mangiare hanno voglia di masticare. Hanno sempre fame, una fame da lupi, una fame epica atavica endemica… Sono rapiti da un vuoto incolmabile e si godono il cibo con tutti i sensi. Il cibo lo pensano, in continuazione, e lo sognano pure. Sognano lasagne e patatine fritte. Sognano paesaggi dolcissimi di panna montata, ruscelli di cioccolato, laghetti con isole di panini imbottiti. Sognano paesi di bambini rotondi…di modelle taglia 50… Cioccolatina, la bambina che mangiava sempre di Vivian Lamarque (ed. Fabbri, pp. 63, euro 10,28), e la tormentata smisurata passione per il cibo raccontata nella collana Gli anni in tasca da Silvana d’Angelo (A vederla non si direbbe, Ed. Topipittori, pp. 145, euro 10), sono straordinari esempi letterari. Verità di bambini e bambine alla ricerca di misura, di limiti, di compagnia e di affetto. Storie di famiglia come tante ce ne sono, di mamme che non si sentono buone madri e buone nutrici se non ingozzano i figli come oche di Strasburgo. Genitori abituati a vivere evitando il vuoto, che consumano velocemente, che transitano soddisfatti nei supermercati: le nuove cattedrali del benessere. Genitori che, nell’elargire cibo, magari cercano la conferma di sé, delle loro qualità genitoriali, oppure, più dolorosamente, genitori poveri che hanno patito a loro volta la fame e che non trovano un modo migliore o diverso per dimostrare ai figli l’amore che hanno per loro. Equivoci e scompensi della modernità. Psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza

14 giugno 2010 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 34) nella sezione “Culture

Mai contare sui topi
Posted by admin in recensioni on 05 30th, 2010| icon3No Comments »

Un libro più un libro fa un albero

Mai contare sui topi
Silvana D’Angelo, Luigi Raffaelli
TopiPittori, 2008, p. 32
(Albi)

(…)
La mente di un bambino, anche piccolissimo,
è attrezzata per arrampicarsi,
curiosa, fra le cose del mondo,
per scorrere alfabeti, immagini, numeri
e conteggi, magari anche alla
rovescia come propone Mai contare
sui topi di Silvana D’Angelo, illustrato
da Luigi Raffaelli (per la Topipittori).
Un pizzico di futurismo, una
spruzzata di cubismo nelle illustrazioni;
e un continuo mescolamento
tra chi racconta e chi è raccontato
nel testo. Si parte dai quattro anni
e ci si diverte sino ai novanta,
perché i libri non hanno età, spesso
servono a vivere un po’meglio, il
che non vuol dire senza complicazioni,
come scriveva ancora Munari. (…)

15 Dicembre 2008

Manuela Trinci
(dall’inserto inedicola de L’Unità Anno 85 n. 346)